Alto Medioevo

L’uomo alla ricerca di se stesso

Il “secoli bui, di ferro” sono quelli delle cosiddette invasioni barbariche, il 6°, 7° sec.,
i primi decenni dell’ 8° sec. d.C..
L’Alto Medioevo si fa partire storicamente dall’epoca di Carlo Magno fino circa al 1080,
epoca di papa Gregorio VII, il famoso Ildebrando di Soana, alleato nella lotta per le investiture
della potente feudataria Matilde di Canossa.

Prima della caduta dell’impero romano d’occidente era già iniziata la conquista di alcuni suoi territori da parte di varie popolazioni germaniche che avevano instaurato su quelle terre regni romano-germanici. Di quei popoli era la terra, il potere ma essi mantenevano in vita molte delle istituzioni amministrative romane ed i loro nobili assumevano con senso di continuità, i titoli gerarchici nobiliari dell’impero.
La maggior parte delle popolazioni germaniche avevano attraversato il “limes” romano nei territori dell’impero d’oriente e dove c’era stata conversione questa era avvenuta con il cristianesimo ariano.
Unica tra le popolazioni germaniche a convertirsi da subito al cristianesimo romano erano stati
i Franchi in quanto nel loro movimento di espansione erano penetrati come “foederati” in territorio gallico, appartenente questo all’impero romano d’occidente dove vigeva il cristianesimo dei papi
di Roma. Tale specifica fece dei Franchi prima ancora della caduta dell’impero d’occidente,
l’unica popolazione germanica che fin dall’inizio si poneva religiosamente in modo omogeneo
alle popolazioni romane d’occidente.
Per questo motivo quando il popolo franco dopo la caduta dell’impero romano d’occidente si trovò
ad assoggettare il nord della Gallia, fu visto dai gallo-romani più come un popolo di protettori
che come un popolo di conquistatori.
Il dominio franco su quelle terre fu politicamente accorto, misurato e senza eccessi, un governo fisiologico mai oppressivo.
Grandi combattenti e politicamente avveduti, i Franchi sia con la dinastia dei Merovingi
che con quella dei Carolingi nel corso dei secoli seppero aumentare i territori del loro regno
a scapito di quelli degli altri regni romano-germanici.
Nel corso della loro storia i Franchi si posero sempre come difensori del papato.
Questo atteggiamento valse alla dinastia carolingia il riconoscimento papale del titolo regale
ed a Carlo Magno di quello imperiale.

Il regno che i due figli di Pipino il Breve, Carlo e Carlomanno ereditarono dal padre era
per l’epoca immenso. Carlo rimase in seguito il solo a governare questo regno ampliandolo
con nuove formidabili conquiste per cui fu giustamente chiamato Magno.
Con i fatti del suo regno inizia storicamente l’Alto Medioevo.

La vita e le imprese di Carlo Magno, archetipo dell’uomo nobile germanico altomedievale, rappresentano lo sforzo di ritrovare e percorrere a ritroso le tracce lasciate nella storia da quel mondo germanico pagano che era anteriore al Cristianesimo, al fine di riconquistare valorosamente in chiave cristiana quell’ antico retaggio, quell’ antica vocazione germanica di vita rude e grandiosa
che all’epoca di Carlo si era ormai allontanata nel tempo e diventata oscura.
Il Papato, a fini di protezione politica franca, integrò infatti il dio germanico Wotan nella genealogia
sacra del Cristianesimo.
Wotan era adesso diventato figlio di Noè ed era nato nell’Arca.
Altra tradizione religiosa cattolica, lo voleva figlio di una cugina di Maria.

Nel paganesimo germanico se il re veniva “abbandonato” dagli dei poteva essere deposto ed
anche sacrificato. Nel Cristianesimo altomedievale invece il re diventa Christus Domini (Unto del Signore) quindi è Messo di Cristo e come tale inviolabile ed ogni attacco alla sua persona diventa azione sacrilega.
Questo per quanto riguarda la dimensione religiosa dell’Alto Medioevo.

Per quanto riguarda invece la dimensione politica altomedievale, gli uomini liberi germani in epoca pagana consegnavano la spada del guerriero al figlio quando questo veniva riconosciuto adulto dalla comunità.
Si è voluto vedere nella radice di questo antico rito pagano ciò che ha poi dato origine al rito medievale dell’investitura tra Signore e Vassallo.

Rimini, prima mattina e pomeriggio del 28.11.2014
Il mondo di Carlo Magno

Il regno ed in seguito l’impero carolingio si ispirarono direttamente all’impero romano cristianizzato
di Costantino. Il collegamento culturale a ritroso con il mondo classico era garantito dal buon rapporto con il Papato, baipassando in questo modo l’impero bizantino.
Grande alleato del regno e poi dell’impero carolingio fu l’ordine benedettino con le sue abbazie curtensi. La cultura monastica del tempo fece dei monasteri piccole comunità autonome rurali.
I monaci oltre che dedicarsi alla preghiera ed allo studio divennero bravi muratori, erboristi, agricoltori. Ispirati dall’ Ora et Labora benedettino, i lavori quotidiani monastici assunsero contenuti didascalici a cadenza temporale.
La diffusione dei grandi monasteri si ebbe soprattutto in Gallia, Irlanda e nella Northumbria inglese.

Le Curtes o Villae con i loro grandi latifondi erano le aziende agricole dell’epoca.
Appartenevano all’imperatore, alle abbazie, ai vescovi, ai nobili.
Erano divise in Pars Dominica con le terre gestite direttamente dal padrone che utilizzava per questo servi e schiavi (questi ultimi erano dei non cristiani) ed in Pars Massaricia, con le terre
ed i campi assegnati dal padrone a famiglie di coltivatori liberi, i Villani che stipulavano un contratto economico detto “Libellum” con cui pagavano un canone per lavorare le terre del padrone
e trarvi il proprio sostentamento.
I Villani si impegnavano inoltre a prestare gratuitamente nell’anno un certo numero di giornate lavorative per le necessità del padrone.

Le tecniche agricole di allora erano arretrate, i concimi insufficienti, gli utensili utilizzati in legno.
Era questa l’Economia Curtense con un’agricoltura fondamentalmente autarchica, di sostentamento
e le poche eccedenze di produzione potevano essere convogliate o nelle altre Curtes dello stesso proprietario poste anche a notevole distanza o vendute nei vari villaggi durante i giorni di mercato.
Vicino alle Curtes sorgevano infatti dei villaggi ognuno dei quali aveva il suo giorno di mercato settimanale nel quale il fattore e le famiglie contadine potevano vendere rispettivamente per conto del padrone e per conto proprio le eccedenze della produzione.
I beni venduti e a volte scambiati erano grano, legna, legumi, uova, formaggio, bovini, animali
da cortile e manufatti artigianali in lana ed in legno

Nelle Assemblee Generali che si tenevano ogni anno a maggio venivano elaborate le leggi
del regno poi dell’impero.
Vi partecipavano i baroni, i conti, i duchi, i marchesi, i vescovi, il clero e gli uomini liberi.
Al di fuori di queste leggi imperiali, i popoli soggetti conservavano i loro usi e costumi.
Erano queste leggi i Capitolari, codici legislativi che andavano ad integrare leggi esistenti, sostituendo anche interi pezzi mancanti dei vecchi codici.
Per assicurarsi che le leggi fossero applicate giustamente, Carlo Magno si serviva dei Missi Dominici scelti normalmente tra gli appartenenti alla corte imperiale.
Questi erano sempre nominati in coppia di cui un ecclesiastico (di solito un vescovo od un abate)
ed un laico (di solito un conte o un duca).
Nelle varie zone dell’impero i Missi dovevano tenere un’assemblea degli uomini liberi durante
la quale veniva rinnovato il giuramento di fedeltà all’imperatore, venivano pubblicati i Capitolari
e raccolte eventuali lamentele riguardo il comportamento tenuto dai funzionari imperiali del luogo.

La valorizzazione e la diffusione della cultura religiosa cristiana e di quella classica romana
divenne progetto stabile del regno e poi dell’impero carolingio.
La cultura del tempo era gestita da religiosi quindi Carlo Magno con la pubblicazione di appositi Capitolari volle che tutto il clero fosse educato convenientemente e che i vescovi si facessero promotori di questa acculturazione che passava obbligatoriamente attraverso l’apprendimento
della grammatica e della lingua latina da parte di tutti i chierici.
Impressionato infatti dalle parole pronunciate da un Dottore della Chiesa del 6°/7° sec., Isidoro
di Siviglia che sosteneva che Dio avrebbe giudicato i regnanti dal modo in cui veniva insegnata
la dottrina cattolica nei loro regni, Carlo provvide ad organizzare meticolosamente l’insegnamento dei testi sacri sia teologicamente che grammaticalmente in quanto errori grammaticali nelle trascrizioni dei testi avrebbero portato a pregare in modo sbagliato, non consono, dispiacendo
così a Dio e con il rischio di causare la perdizione dell’anima del fedele.
Venne così standardizzata la liturgia cattolica ed imposta la medesima traduzione dei testi sacri
in tutto l’impero.
Questa rinascita culturale comportò quindi la compilazione in più copie dei testi dei Padri
della Chiesa all’interno degli Scriptoria dei monasteri.
Ne risultarono così ampliate le biblioteche ed i libri ricopiati da abili amanuensi, inclusi
i testi classici, furono diffusi come copie conformi in tutto il territorio del regno poi dell’impero.
Si utilizzò a questo proposito una nuova grafia chiara e leggibile, la Minuscola Carolina.

L’impegno intellettuale carolingio comportava inoltre che i preti di campagna tenessero nelle canoniche delle chiese parrocchiali l’insegnamento elementare a ragazzi di nascita sia libera
che servile. Erano queste le cosiddette Scuole Rurali.
I ragazzi che volevano continuare gli studi potevano invece andare a scuola presso le Abbazie
ed in città presso le canoniche delle Cattedrali, chiamate queste Scuole Cattedrali.
C’erano poi le scuole presso i vari Palazzi imperiali chiamate Scuole di Palazzo o Palatine
dove veniva impartito l’insegnamento ai figli dei nobili e dei funzionari di corte.
Oltre a quella di Acquisgrana vi erano la Scuola Palatina di Ratisbona e quella di Magonza.
Alle Scuole di Palazzo arrivavano gli uomini più colti del mondo cristiano.
La Scuola Palatina di Acquisgrana città sede preferita dell’imperatore, era formata da un cenacolo
di eruditi riunitisi attorno a Carlo Magno.
La Scuola fu organizzata dall’abate inglese Alcuino di York.
Suoi stretti collaboratori furono il franco Eginardo ed il monaco longobardo Paolo Diacono
poi abate di Montecassino. Altri eminenti intellettuali che insegnarono presso la Scuola furono
gli italiani Pietro da Pisa e Paolino poi vescovo di Aquileia, il nobile franco Angilberto divenuto
in seguito vescovo di Lione, il visigoto Teodulfo poi vescovo di Orleans, l’abate franco Adelardo cugino di Carlo Magno ed il monaco irlandese Dungal.

La Scuola Palatina di Acquisgrana sorta nel 782, funse più da centro distributore della cultura
che da centro originatore di conoscenza. Alcuino aveva infatti caratteristiche intellettuali
più da bibliotecario, codificatore, pedagogista che da pensatore.
La Scuola Palatina di Acquisgrana divenne comunque centro di trasmissione di conoscenza
e di cultura per il mondo franco e per l’Europa tutta. Vi studiarono Carlo ed i suoi familiari,
la migliore gioventù nobile del tempo e vari promettenti studenti laici.
Nelle Scuole Palatine come del resto nelle Scuole Cattedrali i programmi di studio erano
quelli contenuti nel sistema di insegnamento romano delle sette Arti Liberali, quelle del Trivio
e del Quadrivio.
Il Trivio riguardava le discipline filosofico-letterarie: Grammatica (studio della lingua latina), Retorica (arte del comporre un discorso e del parlare in pubblico), Dialettica (studio della Filosofia).
Il Quadrivio riguardava le quattro discipline matematiche: Aritmetica, Geometria, Astronomia
e Musica.
A questo piano di studi era aggiunto l’insegnamento delle Scienze Naturali tratto dal testo Naturalis Historia di Plinio il Vecchio.
Quella di Carlo Magno non era ancora l’epoca delle cattedrali gotiche la cui base architettonica
è stata la retta geometrica portata ad altezze vertiginose, rappresentante lo slancio ardito dell’uomo verso Dio ma era l’epoca delle chiese romaniche la cui base architettonica è stata la parabola geometrica, slancio umano verso Dio ripiegante subito su se stesso ad invito di devoto raccoglimento in preghiera.
Pomeriggio del 25.12, mattine del 26 e 27.12.2014
Bibliografia:
Storia delle credenze e delle idee religiose – Mircea Eliade – Ed. Sansoni
Simboli della tradizione occidentale – Julius Evola – Ed. Arthos
Carlo Magno – Alessandro Barbero – Ed. Laterza

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