L’origine del toponimo Monte Nerone

Il toponimo Monte Nerone ha la sua radice nell’antico termine umbro “Ner” che significava Forte, Valoroso, Possente, Crescente.
Tutti aggettivi questi che si addicevano bene ad un monte di tale mole ed altezza.
La radice antico umbra Ner è rimasta oggi anche al fiume Nera che passa vicino a Terni
ed al paese di Narni sempre vicino Terni.

Le popolazioni antico umbre della zona di Piobbico, Apecchio, Serravalle, in particolari ricorrenze salivano in una sorta di processione le falde del Monte Nerone fino ad arrivare
in alto dove c’era una o più are votive in pietra sulle quali i sacerdoti officiavano.

Gli antichi umbri infatti all’inizio non avevano templi edificati, i loro templi erano la natura stessa.

E che ci fossero are in pietra poste sui monti di quelle zone e non solo su quelli è dimostrato dal nome rimasto ad una frazione apecchiese posta sotto Serravalle, Valdara che significa “Valle dove c’è un’ara”.

Quello degli antichi Umbri era un pantheon semplice, un dio ed una dea potenti, magari questa era la Dea madre e poinimali.
A quell’ epoca la religione aveva ancora una connotazione fortemente animistica.

Per la loro devozione domestica racchiusa in altarini tra le mura di casa, queste antiche popolazioni adoravano degli spiriti protettori delle case e dei campi (chiamati poi Lari e Penati dai Romani).

Col tempo con l’urbanizzazione di queste popolazioni ed il formarsi di nuclei abitativi sempre più grandi, quel mondo silvestre popolato da spiriti immanenti pian piano si affievolì.

Assursero importanza i grandi dei antropomorfi dai volti umani e gli spiriti protettori della natura e della famiglia furono relegati al rango di “dei minimi, minuti” la cui sfera d’influenza si esercitava ormai solo sulle piccole azioni quotidiane e sui luoghi di campagna, quali i campi, i crocicchi, luoghi questi secondari per importanza a quelli di città.

In ogni caso chi ha occhio attento, di quella dimensione antica trova ancora oggi tracce sparse come sul Monte Nerone e una volta trovatele quel mondo passato continua subito
ad investirci con la sua potente carica suggestiva, quasi magica.

Gaetano Dini, Rimini, 14/09/2019

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