PER IL PREFETTO DI PESARO E URBINO I CINGHIALI SONO UN PROBLEMA DI PUBBLICA SICUREZZA!

Una volta la stagione venatoria e con essa la caccia al cinghiale terminava alla fine di gennaio e così è effettivamente previsto anche dal calendario venatorio regionale 2016-2017, appena conclusosi. Ma questo non vale evidentemente per la Provincia di Pesaro e Urbino. Nel mese di dicembre 2016, infatti, il Prefetto locale, Dott. Luigi Pizzi, ha presieduto una riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica dove all’ordine del giorno, visti i tempi, non c’erano, come si sarebbe potuto pensare, misure da adottare per la prevenzione e il contrasto al terrorismo o all’immigrazione clandestina, bensì provvedimenti drastici ed urgenti contro “soggetti” potenzialmente molto più pericolosi per la pubblica incolumità: cinghiali, caprioli e lupi! Per quest’ultimi si è preso atto che, essendo una specie particolarmente protetta, non erano ipotizzabili misure di abbattimento nei loro confronti, anche se poi sappiamo che a livello nazionale c’è addirittura una proposta del Ministero dell’Ambiente di riaprire la caccia al lupo con lo scopo di abbatterne fino ad un 5% della sua popolazione totale, senza peraltro che nessun organo scientifico abbia calcolato esattamente quanti siano… Per cinghiali e caprioli invece, essendo specie non protette, la lotta dovrà essere spietata e senza limiti di tempo e di spazio, tanto che verrà finanziato un piano di abbattimento dei cinghiali anche dentro il perimetro della Riserva Naturale Statale del Furlo! La cosa più assurda di questa storia è che per venire a capo di un problema come quello dei danni procurati dai cinghiali all’agricoltura e alla sicurezza stradale, il cui indennizzo è peraltro già previsto e stabilito da leggi vigenti, si sia scomodato addirittura il Prefetto, che certamente dovrebbe essere impegnato ad occuparsi di problematiche ben più serie e stringenti di quelle connesse agli ungulati… Anche perché il rimedio trovato, ovvero la caccia, che di per sé rappresenta un pericolo sia per chi la mette in pratica, sia per coloro che vivono e lavorano nei luoghi frequentati dai cinghiali, ossia le campagne e le periferie dei centri abitati, i cui abitanti, per colpa delle braccate, devono anche subire delle inaccettabili limitazioni alle loro libertà di movimento, ha ormai ampiamente dimostrato di non essere assolutamente in grado di risolvere il problema! Infatti, come provano i dati e le statistiche riportati dagli stessi A.T.C. pesaresi, a fronte di un numero di abbattimenti dei cinghiali in provincia ogni anno considerevole, essi comunque non sono sufficienti a ridurne la popolazione a livelli sopportabili. Il motivo è semplice, quanto conosciuto da tutti gli addetti ai lavori, ovvero, finché il controllo del cinghiale e degli altri ungulati verrà affidato esclusivamente alle associazioni venatorie, non vi potrà mai essere una riduzione significativa del numero di questi animali, perlomeno fino a quando i cacciatori continueranno a trarre profitti dalla vendita dei capi uccisi ai ristoranti di cacciagione! Quindi il Prefetto e le forze di Polizia e di controllo del territorio, dovrebbero semmai preoccuparsi di contrastare fenomeni come gli allevamenti illegali o pseudo legali dei cinghiali, la loro pasturazione e il loro rilascio clandestino nelle zone dove poi possono essere regolarmente braccati dalle varie squadre di cacciatori… Quest’ultimi, quindi, non avranno mai interesse a che la popolazione del cinghiale diminuisca, ed anzi, faranno di tutto affinché questa specie sia presente densamente nelle aree di pertinenza delle proprie squadre di caccia! Il cinghiale, inoltre, con il pretesto della sua “nocività” sociale, viene utilizzato dai cacciatori come una sorta di “grimaldello” per potere entrare con le loro armi fin nei più reconditi anfratti dei parchi e delle riserve naturali, con la cosiddetta “caccia di selezione”. Il cacciatore si trasforma quindi, proprio grazie a questo stratagemma, in un moderno “selecontrollore”, una sorta di “protettore della patria”, guadagnandoci sia in reputazione che economicamente! Inoltre, è ugualmente dimostrato scientificamente che più una specie animale viene cacciata, più aumenta la fertilità e la riproduttività degli individui che vengono volutamente risparmiati, sempre ovviamente per fini venatori. Quindi, eventualmente, si dovrebbe intervenire proprio sulla riduzione della fertilità del cinghiale, una specie peraltro alloctona e “scientemente” creata dai cacciatori, introducendo in Italia la razza balcanica e facendola incrociare con il maiale, proprio per aumentarne la stazza e prolificità. A questo proposito, nei giorni scorsi, è stata depositata in II Commissione, la PDL n. 111/17, ad iniziativa del consigliere Busilacchi, capogruppo in Regione del Partito Democratico, che prevede la realizzazione, in via sperimentale, di un programma di sterilizzazione del cinghiale, con l’obiettivo di ottenerne una drastica riduzione, fino ad un livello fisiologico, che potrebbe essere poi facilmente tenuto sotto controllo dal lupo, che è di fatto il suo predatore naturale! Questo dimostra che anche all’interno di una forza politica come il PD, che rappresenta il partito di maggioranza nelle Marche e che è sempre stata su posizioni filo-venatorie, comincia a farsi strada l’idea, peraltro da sempre sostenuta dalla LAC, che può esserci un approccio diverso per il problema cinghiali, una soluzione scientifica ed incruenta, in alternativa a quella primitiva e sanguinaria rappresentata dalla caccia. Evidentemente, con le elezioni che si stanno avvicinando, i politici stanno realizzando che i cittadini/elettori che non tollerano la caccia sono la stragrande maggioranza della popolazione, certamente molti di più dei cacciatori stessi, ormai ridotti a poco più di 20.000 in tutte le Marche…

 

 

Ancona, li 13 Febbraio 2017                        Danilo Baldini – Delegato LAC per le Marche

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