ORIGINE DI APECCHIO (Ferdinando de Rosa 03.03.2016)

ORIGINE DI APECCHIO (Ferdinando de Rosa 03.03.2016)

Molti studiosi di storia locale hanno tentato di scoprire la possibile origine del nome, e conseguentemente del territorio di Apecchio, derivandola da APEX (apice o collina) oppure da AGER PECORIS (campo di pecore), secondo il mio parere con scarsa conivinzione ed attendibilità.

Forse migliore è l’ipotesi legata al nome PICUS (il picchio dei Piceni), il totem della tribù che presumibilmente abitava le nostre vallate appenniniche.

L’interpretazione che intendo offrire con questo scritto parte dal presupposto che queste vallate erano abitate, non già dai lontani Piceni, bensì dagli Umbri (imparentati ai Piceni ma diversi!) ed in particolare dalla comunità che faceva capo alla TOTA IKUVINA (comunità di Gubbio) che risulta così vicina da richiedere appena qualche ora nel tragitto a piedi Apecchio-Gubbio.

La comunità di Gubbio ci è nota ed è supportata da evidenze archeologiche molto importanti sotto forma di sette tavole di bronzo scritte su entrambi i lati e che presentano fori sulla parte superiore, a testimoninza del fatto che dovevano essere appese all’interno del tempio per potere essere lette dal popolo su entrambi i lati.

Le tavole sono state ritrovate nel 1444, quattro ed una parte di queste sono scritte in alfabeto umbro antico che risale al 200-120 a.C. e le rimanenti sono in alfabeto latino adattato che risalgono al 150-70 a. C.

Queste ultime trattano gli stessi argomenti a significare che nel frattempo la comunità si era evoluta ed era passata dall’alfabeto umbro a quello latino e quindi il tempio aveva adeguato le proprie tavole al linguaggio che il popolo poteva comprendere.

Appartenevano alla TOTA IKUVINA inizialmente dieci TRIFU (tribù) passate nel tempo a dodici con l’aumento della popolazione e la conseguente espansione territoriale.

Le tribù erano: Atiedia (presso Attiggio di Fabriano), Klavernia (Chiaserna di Cantiano), Kureiate (Coretio di Gubbio), Kasilate (Caselle di Apecchio), Perasnana (Piccione di Perugia), Talenate (Gualdo Tadino), Jovieskana (Cagli, tempio di Giove Grabovio), Satana (Sata presso Gubbio), Museiate (Montone di Umbertide), Pieienate (Pianello e Pieia di Cagli).

In seguito si ampliano e si formano la Kureiate II e la Kasilate II, la prima nella zona di Gubbio e la seconda si espande da Val di Caselle verso Apecchio, San Martino e Piobbico.

Queste tavole, oltre all’importanza religiosa dal momento che ci descrivono le abitudini e le divinità del panteon umbro, rivestono notevole interesse per conoscere lo sviluppo territoriale e l’ubicazione della popolazione.

La Tav. Ib scritta in alfabeto umbro, descrive la cerimonia espiatoria riservata solo agli appartenenti alla Tota, alla riga 16 recita: “akeruniamem,enumek eturstamu tuta tarinate, trifu tarinate, turskum, naharkum numem, iapuzkum numem…..svepis habe, purtatulu pue mers est, feitu uru pere mers est” che si traduce “giunti ed Acedonia, si bandiscano la comunità tadinate, la tribù tadinate, gli etruschi, i naharti (quelli di Terni), gli japurski (verso la zona di Urbino)….se si sorprende qualcuno di quei nomi si portino dove è legge e gli si faccia ciò che è legge”.

Questo ci fa conoscere i popoli confinanti della comunità di Gubbio e cioè Gualdo Tadino, gli Etruschi di Perugia, i Nahartes di Terni e gli Japurski che abitavano oltre Urbania fino al mare Adriatico.

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Un altro passo relativo alla Tav. Vb descrive i patti tra la confraternita e le dieci tribù (decuvie) e dà indicazione sui comportamenti che le tribù devono tenere quando vanno alle cerimonie tutti insieme a Gubbio, in occasione delle riunioni periodiche: “I Klaverni devono portare ai Fratelli Atiedii, secondo l’estensione, 4 pesi di farro del campo tlatio di Picchio Marte ed una cena ai due uomini che sono venuti a ritirare il farro, oppure 6 assi (è una unità di moneta). I Kasilati devono portare ai Fratelli Atiedii, secondo estensione, 6 pesi di farro del campo casilo di Picchio Marte ed una cena ai due uomini che sono venuti a ritirare il farro oppure 6 assi.).

Ci interessa in modo particolare questa ultima frase sui Casilates e la citiamo direttamente in lingua umbra :”kasilos dirsa herti fratrus atiersir posti acnu farer opeter VI agre casile piquier martier et sesna homonus duir, puri far esculent, ote a. VI”.

La frase agre casile piquier martier “del campo casilo di picchio marte” ci indica il nome della divinità di questa tribù, PICCHIO MARTE, e inoltre fornisce un’indicazione del campo in cui veniva coltivato il farro da portare alla festa di tutte le tribù, che era evidentemente prodotto in un campo del tempio cioé sacro.

In località Caselle di Apecchio, proprio sottostante l’attuale cmitero c’è il campo che è anche oggi riconoscibile avendo mantenuto nei secoli la sua originale toponomastica, infatti è chiamato “camp’ d’ mars” cioé campo di marte.

A riprova che si tratti dello stesso campo c’è il fatto che vi siano state ritrovate monete antiche che vanno dal III al I secolo a. C.! E’ un luogo sacro che è stato utilizzato per lungo tempo, presumibilmente fino a quando il cristianesimo non avrà spazzato via le ultime credenze pagane!

Nel territorio dell’odierna Città di Castello erano dislocate le tribù umbre dei Tifernates, che erano in collegamento con quelle di Gubbio sia attraverso i percorsi che seguivano il fiume Tevere sia attraverso le vallate appenniniche che vanno verso Apecchio e Cantiano fino a Chiaserna, attraversando le tribù Kasilates, Pieienates, Klaverni.

In particolare lungo questi tragitti e nei loro dintorni troviamo toponimi riconducibili al periodo umbro (OKRE ed altri) e addirittura resti dell’antica via umbra!
TOPONOMASTICA

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