Brevi toccate e fughe

Marco Licinio Crasso (115 o 114 / 53 a.C.)
Di famiglia romana nobile e ricca sfuggì alle persecuzioni di Mario ed appoggiò Silla.
Dopo la vittoria di quest’ultimo, Crasso si arricchì speculando sugli acquisti e sulle vendite
dei beni confiscati ai proscritti allontanati da Roma da Silla.
Una gestione oculata dei suoi affari fece di Crasso l’uomo più ricco del tempo.
Crasso volle allora accrescere il suo peso politico nell’Urbe e l’occasione gli si presentò
con la rivolta di Spartaco.
Al comando di alcune legioni di cui aveva partecipato alla spesa per armarle, riuscì a reprimere
la rivolta servile.
Si avvicinò poi a Pompeo che era risentito col Senato perchè non aveva consentito la distribuzione
di terre ai suoi veterani ed entrambi furono eletti consoli nel 70 a.C..
In seguito i due si avvicinarono sempre più alla figura di Cesare che metteva a loro disposizione l’appoggio dei Populares di cui Cesare godeva.
Il prestigio ed il potere militare di Pompeo, le ricchezze di Crasso e l’appoggio del partito popolare da parte di Cesare spinsero i tre a stipulare un’intesa nel 60 a.C. chiamata Primo Triumvirato.
Negli anni successivi Cesare divenuto proconsole della Gallia fu chiamato a combattere contro quelle popolazioni. Crasso divenne proconsole della Siria e Pompeo della Spagna.

Crasso pensò di utilizzare l’incarico di governatore della Siria per accrescere la propria immagine. Decise quindi di intraprendere una campagna militare contro il regno dei Parti.
Infatti la campagna militare non era intrapresa per motivi strategici romani ma per consentire a Crasso di acquistare prestigio come comandante militare agli occhi di due grandi generali quali Pompeo e Cesare.
I Parti avevano una cavalleria pesante formidabile ed una cavalleria leggera con arcieri abilissimi
a tirar frecce cavalcando.
La battaglia si svolse nel 53 a.C. vicino la città di Carre oggi Harran in Turchia e l’esercito romano composto soprattutto da fanti fu pesantemente sconfitto.
Crasso inseguito dal nemico fu ucciso. Si salvarono 10.000 soldati romani che sotto il comando
di Cassio (uno dei futuri cesaricidi) ripararono in Siria.
Gli altri soldati scampati alla morte furono presi prigionieri e portati nel territorio dei Parti.
Nel 20 a.C., 33 anni dopo quella battaglia le legioni romane entrarono vittoriose nel regno dei Parti.
I Romani chiesero subito la restituzione delle insegne romane e dei prigionieri catturati.
Solo pochi di questi furono consegnati, della maggior parte degli altri prigionieri, diverse migliaia
si era persa traccia.
Gli annali di storia romana si fermano qui e nulla dicono di questa Legione Perduta.
Vengono invece in soccorso gli annali di storia cinese che raccontano come nell’anno cinese corrispondente al 36 a.C., un esercito al comando di due generali attaccò la città chiamata
in cinese Zhizhi e corrispondente all’odierna Dusanbe in Tagikistan.
La città era circondata da grandi palizzate e da blocchi di legno.
L’esercito che combattè contro i cinesi posizionava strategicamente i propri scudi a forma di testuggine. Le ali dei soldati tenevano gli scudi verticali mentre tutti gli altri soldati ponevano
gli scudi in posizione orizzontale.
In questo assetto i soldati avanzavano immuni quasi completamente dal lancio di frecce.
I Parti non combattevano in questo modo, gli unici che tenevano questo assetto a testuggine
erano i soldati romani.
Inoltre era caratteristica dei romani munire i loro fortini di palizzate e grossi blocchi di legno.
Gli storici moderni pensano che la cospicua parte dei legionari catturati nella battaglia di Carre
sia stata impiegata come guarnigione nell’esercito partico e dislocata nei territori del nord del regno,
quelli a confine con l’impero cinese.
L’odierno Afganistan faceva parte del regno dei Parti e l’odierno Tagikistan si trova oggi proprio
a nord dell’Afganistan.
Comunque i cinesi vinsero la battaglia e i 1.500 soldati presi prigionieri furono portati nel territorio cinese di Fanmu dove fu costituito per loro un distretto separato chiamato Lijian.
Lijian era il nome con cui i cinesi denominavano l’impero romano.
Ancora oggi alcuni abitanti di quella zona della Cina presentano tratti somatici non cinesi
quali naso adunco, capelli chiari ed alta statura.
Sono i discendenti della Legione Perduta di Crasso.
Caio Giulio Cesare (101 o 100 / 44 a.C.)
Apparteneva alla nobile famiglia Iulia probabilmente originaria di Alba Longa.
Era imparentato con Mario che ne aveva sposato la zia, sorella del padre.
Legato alla parte politica di Mario i Populares, quando Silla divenne dittatore, Cesare ritenne prudente allontanarsi da Roma.
Silla alla fine sotto pressione di varie persone, decise di risparmiarlo.
Dopo il Primo Triumvirato tra Pompeo, Crasso e Cesare, quest’ultimo come proconsole della Gallia fu coinvolto per anni nella repressione dell’insurrezione delle tribù galliche.
Crasso nel frattempo aveva trovato la morte a Carre e Pompeo anno dopo anno si era gradualmente riavvicinato al Senato fino ad essere eletto nel 52 a.C. console “sine collega”.
Cesare aveva infine vinto le tribù galliche annettendo una nuova importante provincia ai territori della Repubblica romana. Il suo prestigio era così al massimo.
Il conflitto di potere tra Pompeo alleato del Senato e Cesare divenne presto fatale.

Cesare si trovava in Italia con la Legione (Legio) XIII Gemina (Gemina significa Gemella), composta da veterani che avevano combattuto in Gallia, formata adesso da 5.000 fanti e 300 cavalieri.
Questa legione era stata creata da Cesare stesso nel 57 a.C. per impiegarla contro la popolazione celtica dei Belgi.
Alla fine del 50 a.C. Cesare da Ravenna intavolò trattative con il Senato e Pompeo.
Lui avrebbe rassegnato il comando delle sue legioni se Pompeo avesse fatto altrettanto
con le proprie.
Il Senato sentendosi minacciato da Cesare gli impose di rinunciare al comando senza condizioni.
Dichiarò inoltre la patria in pericolo e conferì poteri straordinari ai due consoli del 49 a.C..
Allora Cesare ordinò alle coorti di ogni legione di stanza in Gallia di passare le Alpi e di venire
da lui.
Intanto dispose che la Legio XIII Gemina varcasse il 10 gennaio il Rubicone che divideva
il territorio provinciale dal territorio cittadino della Repubblica.
Quella stessa notte anche Cesare passò il Rubicone ricongiungendosi la mattina seguente
con i propri legionari a Rimini.
Ingrossate le proprie file militari con nuovi contingenti, Cesare arrivò velocemente ed in maniera travolgente a Roma che nel frattempo era stata abbandonata da Pompeo e dai senatori maggiormente coinvolti.
Risultato in seguito vincitore su tutti i fronti, Cesare assunse la Dittatura a vita.
Gneo Pompeo (106 / 48 a.C.)
Pompeo era figlio di Gneo Pompeo Strabone valente generale romano e console nell’ 89 a.C. durante la Guerra Sociale.
Per la durezza con cui trattava i vinti, Strabone era soprannominato dalle sue truppe “Carnifex”.
Pompeo fu un grande generale romano che alla fine legò il proprio destino a quello del Senato
romano.
Pompeo come generale fu incaricato dal Senato a muover guerra contro Mitridate VI re del Ponto
e di procedere nel contempo alla riorganizzazione delle province orientali.
Dal 65 al 62 a. C. condusse la campagna in Oriente con grande capacità militare ed amministrativa.
Durante questa campagna Pompeo assediò Gerusalemme per tre mesi e vi entrò il 24 settembre
del 63 a.C.
Impose quindi la sua nuova riorganizzazione ai vari re di queste province orientali, tenendo conto nel contempo dei fattori geografici e politici locali.

Pompeo nel 63 a. C. fu il primo “Gentile” a visitare accompagnato dai sacerdoti ebrei il Sancta Santorum nel Tempio di Salomone, la sala dove era custodita l’Arca dell’Alleanza.
Questa era una cassa di legno d’acacia con sopra il coperchio due statue in legno di Cherubini,
il tutto rivestito d’oro.
All’interno dell’Arca la tradizione religiosa voleva che ci fosse la “manna” cibo che aveva nutrito
gli Ebrei nel deserto, la verga di Aronne, fratello di Mosè e le Tavole mosaiche della legge.
In realtà l’Arca conteneva solo le Tavole della legge.
La sala dell’Arca, riferì in seguito Pompeo ai suoi, era semplice e disadorna.
Pompeo ne rispettò la sacralità e non toccò niente del tesoro del Tempio.
Forse per questo non è stato inserito dalla tradizione giudaica tra le persone che hanno per gli Ebrei la memoria dannata per sempre.
Queste sono:
Faraone (nome generico del faraone dell’esodo mosaico)
Tito, figlio dell’imperatore Vespasiano che nel 70 d.C. durante l’assedio e la caduta di Gerusalemme, causò anche se involontariamente, l’incendio del Tempio di Salomone.
La terza persona è naturalmente Hitler.
Aulo Vitellio (15 / 69 d.C.)
Fu imperatore romano nel 69 d.C. avendo prevalso sugli altri pretendenti, Galba ed Otone.
Vitellio divenne imperatore per pochi mesi ed in modo fortunoso, non essendo infatti mai stato riconosciuto tale da tutti i territori dell’Impero.
Vitellio era sempre stato un uomo pigro ed indulgente verso se stesso, amante del mangiare
e del bere.
Famoso il suo banchetto sui gioghi appenninici quando seppe che Otone in pieno sconforto
per una sconfitta militare, si era inaspettatamente suicidato.
Galba era in precedenza andato incontro alla morte a seguito di una rivolta dei pretoriani.

Nei mesi in cui fu imperatore, Vitellio benchè animato da buone intenzioni per il suo Principato
ne delegò le funzioni militari ed amministrative a suoi stretti collaboratori tra i quali i due generali
delle legioni germaniche che lo avevano acclamato imperatore e che avevano combattuto per lui.
L’imperatore libero quindi dagli impegni di governo, passava il tempo ad organizzare grandi banchetti a Roma e nelle città che visitava.
Si calcola che durante il suo principato spese per le sue gozzoviglie 900 milioni di sesterzi, attingendo dall’erario quando i suoi banchetti si tenevano a Roma e dalle casse delle città dove
si recava in visita come imperatore quando vi faceva organizzare grandi banchetti in suo onore.
E’ rimasto famoso un piatto che Vitellio fece preparare per un suo banchetto.
Il piatto venne chiamato per la sua grandezza “scudo di Minerva” e conteneva fegati di pesci chiamati scauri, cervella di fagiani e pavoni, lingue di fenicotteri ed animelle (interiora) di murene pescate nel Mediterraneo.

Purtroppo per lui le legioni di stanza in Oriente acclamarono imperatore Vespasiano e quando
i contingenti militari dei sostenitori di Vespasiano entrarono in Roma, Vitellio rimase solo nella reggia. Si nascose allora nella stanza del portinaio.
Scoperto e catturato, venne deriso per le sue malformazioni fisiche dovute al mangiare e bere smodati, quali il viso paonazzo ed il ventre gonfio.
Inoltre la sua statura altissima completava l’aspetto buffo della persona.
Vitellio fu ucciso, poi trainato con un gancio fu buttato nelle acque del Tevere.

Nel Ginnasio riminese di prima della 2^ Guerra Mondiale, ancora di atmosfera felliniana,
circolava tra gli studenti questa frase latina “I vitelli dei romani sono belli”.
Quelli che la recitavano chiedevano agli altri di tradurne il significato.
Nessuno sapeva rispondere.
In realtà la frase era scritta così “Ii Vitelli, dei romani sono belli”.
E la stessa significa: Vai (Ii) o Vitellio (Vitelli), al suono di guerra (sono belli) del dio romano
(dei romani).

Il nome di Vitellio era inaspettatamente ancora presente !
Gaetano Dini, Rimini, mattina del 11.02.2016

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