il nuovo pane “ibrido” del forno Antichi Sapori

Il Forno Antichi Sapori, ci propone un nuovo prodotto:
un PANE “IBRIDO” ottenuto da una mescola di due diversi impasti, con farina bianca e farina nera al carbone vegetale.

Pane al carbone vegetale: tutta la verità

(da National Geographic Italia)
Da antidoto contro gli avvelenamenti a toccasana per pancia gonfia e bruciore di stomaco, adesso il carbone vegetale si è guadagnato un posto nelle vetrine delle panetterie più trendy delle nostre città. Di certo è impossibile che il pane al carbone vegetale passi inosservato: sfumature sull’antracite, così scuro da far impallidire persino quello di segale. Che sia originale e curioso è fuori discussione. Ma fa anche bene? Panini e cornetti neri sono davvero alimenti funzionali, come si legge spesso? Secondo gli esperti che abbiamo interpellato no. Anzi, alcune persone dovrebbero consumarlo con molta attenzione.
Cos’è. Il carbone vegetale è ciò che resta della legna bruciata in condizioni particolari, cioè a temperature molto elevate e in atmosfera quasi priva di ossigeno. Si presenta sotto varie forme. I panettieri usano quello in polvere, una specie di farina nerissima che mischiano all’impasto (e alla farina vera e propria).

In medicina il carbone vegetale viene usato da molto tempo. “E’ un antidoto che viene fatto bere a chi ingerisce sostanze tossiche, come funghi o altri veleni. Per questo bisogna berlo in dosi massicce anche prima di una lavanda gastrica” spiega Marco Silano, direttore del reparto Alimentazione e nutrizione all’Istituto superiore di sanità. Questo perché il carbone vegetale è molto poroso: lega le sostanze che si trovano nello stomaco, le intrappola e impedisce all’organismo di assorbirle.

Negli ultimi anni, da farmaco per casi estremi il carbone vegetale è diventato un integratore alimentare. E ha assunto la forma di pastiglie e barrette. “E’ consigliato alle persone che soffrono di stitichezza, pancia gonfia e meteorismo come rimedio ‘naturale’ alternativo ai farmaci” dice Laura Rossi, nutrizionista al Crea Alimenti e nutrizione.

 

Integratore. Le sue proprietà benefiche, dunque, sono riconosciute dalla comunità scientifica e note da diversi anni. Se avete avete mangiato o bevuto qualcosa di velenoso, pregate di averne una discreta quantità a portata di mano. Se avete digerito male o il vostro intestino è pigro, quello che ci vuole è una pastiglia di carbone vegetale.

 

Questo, però, non significa che una pizza nero-pece sia più digeribile o che prevenga la stitichezza. “Una cosa è l’utilizzo come integratore, un’altra è l’uso alimentare”, precisa Rossi, “il carbone vegetale viene usato al momento del bisogno e chi lo mangia con continuità attraverso i prodotti da forno non può pensare di prevenire in questo modo i disturbi intestinali”. I prodotti da forno, come tutti quelli lievitati, possono dare una spiacevole sensazione di gonfiore. In alcuni casi anche bruciore di stomaco. “Ma una pizza con il carbone vegetale non è più digeribile. L’effetto c’è, ma è talmente blando da non essere percepibile” continua Silano.

 

Insomma il carbone vegetale non è nato per essere mangiato abitualmente. Tanto che – per l’uso alimentare – in Europa non è considerato un ingrediente ma un additivo. Un semplice colorante il cui nome “in codice” è E 153.

Pane, panini, biscotti e cornetti al carbone vegetale fanno bene soprattutto a chi li produce. Da Assopanificatori-Confesercenti fanno sapere che le vendite di questi prodotti sono aumentate nel corso dell’ultimo anno e che il prezzo al chilo va dai 6,50 agli 8 euro, contro i 3-4 €/Kg del pane di grano duro. Il doppio. Anche perché un chilo di “farina nera” costa al panettiere circa 25 euro al chilo.

 

Occhio alle medicine. Come spiega Silano, “gli effetti benefici del carbone vegetale sono anche la loro principale controindicazione”. Abbiamo detto che questa sostanza funziona quasi come un collante: nel nostro stomaco lega tutto ciò che ha intorno a sé. I veleni, certo, ma anche i farmaci e i nutrienti. Chi assume medicine salvavita, come i diabetici o chi ha disfunzioni tiroidee, dovrebbe consumare il carbone vegetale a distanza di almeno 1-2 ore. Anche i genitori devono fare un po’ di attenzione: “I bambini non possono consumarne molto perché, proprio per la sua porosità, il carbone vegetale blocca anche le sostanze nutrienti che sono fondamentali per la crescita”, avverte Silano. Una brioche o un panino ogni tanto non fanno nulla di male. Il problema è nell’uso quotidiano.

 

Cancerogeno? Gli Stati Uniti non hanno mai autorizzato l’utilizzo di E 153 per scopi alimentari. Significa che nelle panetterie oltreoceano non troveremo i panini neri come la notte che siamo ormai abituati a notare nel forno sotto casa nostra. La Fda (l’agenzia statunitense che si occupa di sicurezza alimentare) sospetta infatti che il carbone vegetale contenga sostanze cancerogene come il benzopirene, che sono un tipico prodotto ottenuto dalle combustioni.

 

L’equivalente europeo dell’Fda, però, la pensa diversamente. Nel 2012 l’Efsa ha pubblicato un parere scientifico che scagiona il carbone vegetale. Per le quantità minime in cui viene assunto, sostiene l’Efsa, non ci sono rischi che il benzopirene, di per sé presente in dosi infinitesimali, possa avere effetti nocivi sulla nostra salute. Anche perché, continua Efsa, “si comporta come un inerte: in sostanza non viene neanche assorbito dall’apparato gastro-intestinale”.

 

Nessun allarme, quindi. Il pane nero non fa male, ma non ha quelle proprietà miracolose che spesse gli vengono attribuite.

 

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