Trivelle, ora è assalto al mare marchigiano-romagnolo: previsti 8 nuovi pozzi

20150824-Bianca_luisella_mappaQuello delle trivelle si sta trasformando inun vero e proprio assalto al maremarchigiano-romagnolo. Dopo il rilascio del Decreto interministeriale di Valutazione di Impatto Ambientale favorevole per la piattaforma Clara Sud-est del 23 luglio, dopo l’arrivo delle due piattaformeBonaccia NW e Clara NW, ora è la volta della Piattaforma Bianca/Luisella per la quale è ora in corso la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale presso il Ministero dell’Ambiente. Questa struttura dovrebbe perforare ben 8 nuovi pozzi per estrarre metano per un decennio di fronte alla costa tra Pesaro e Cattolica, ad una distanza di 24,5 km dalla costa.

Dalla consultazione della documentazione depositata finora è emerso che la Regione Marche, con Determina direttoriale firmata dal funzionario David Piccinini (Responsabile unico del procedimento Velia Cremonesi), un mese fa, il 15 luglio 2015, ha rilasciato parere favorevole all’intervento. Ora il progetto è al vaglio della Commissione nazionale Valutazione di Impatto Ambientale e, in caso di parere favorevole, sarà emanato il Decreto interministeriale di compatibilità ambientale. Qui tutta la documentazione: http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/1358
Per far capire i rischi derivanti dal progetto basterà ricordare che:

a)RISCHIO SISMICO: il rischio sismico non è stato neanche preso in considerazione nonostante il problema sia ormai di dominio pubblico mondiale dopo quanto sta accadendo in Olanda presso il più grande giacimento di metano in terraferma, con centinaia di sismi provocati dalle estrazioni, secondo quanto ammette lo stesso governo olandese, nel principale giacimento di metano a Groningen, con miliardi di euro di danni e 152.000 case da ristrutturare!

I terremoti sono iniziati dopo una trentina di anni dall’inizio delle estrazioni e ora sono in una fase parossistica. Il Governo olandese ha dimezzato – con decisioni sempre più dure prese ogni 3-4 mesi – la produzione ma ammettono di non essere in grado di pronosticare l’efficacia di questo intervento.

Basterà per ora richiamare un recente lancio dell’agenzia di stampa Reuters per avere un’idea di cosa stiamo parlando (http://www.reuters.com/article/2015/04/20/netherlands-gas-earthquakes-idUSL5N0XH2F720150420). Chi vuole può documentarsi, consigliamo la lettura delle due lettere del Governo Olandese (in inglese) al loro Parlamento. L’Olanda è un territorio naturalmente privo di rischio sismico, figuriamoci se in Italia, invece, ci possiamo permettere di aumentare il rischio di terremoti!

b)SVERSAMENTI DI IDROCARBURI IN MARE: l’ENI stessa ha prodotto delle integrazioni allo Studio di Impatto Ambientale in cui simula, in vari scenari meteorologici, il comportamento dei contaminanti in un eventuale sversamento di gasolio rilasciato dai mezzi operanti per le perforazioni.

Dopo 12 ore, in uno degli scenari (qui alleghiamo la mappa tratta dallo Studio dell’ENI), la macchia avrà percorso quasi 20 km giungendo a 6 km dalla costa di Pesaro. Per ENI si fermerebbe qui dissolvendosi.

Come mai? Semplice, ha calcolato una soglia massima di perdita di 20 mc di gasolio a fronte di pompe che ne portano 60 mc all’ora perché, secondo ENI, ci sarebbe l’intervento umano entro 20 minuti per chiudere l’eventuale perdita. La storia industriale degli ultimi 100 anni è lastricata di queste buone intenzioni…e sappiamo spesso come è andata a finire. Invece, a nostro avviso, dovevano prendere in considerazione, a fini cautelativi, il cosiddetto “worst case scenario”, cioè la perdita dell’intero carico di idrocarburi visto che l’errore umano è dietro l’angolo e che, in caso di incidente grave, i tecnici potrebbero essere addirittura impossibilitati ad intervenire perché ferito o altro. Appare evidente che i risultati sarebbero stati ben diversi, se 20 mc riescono a percorrere quasi 20 km!

c)METALLI PESANTI E ALTRI CONTAMINANTI: la stessa ENI riconosce, nelle integrazioni allo Studio di Impatto Ambientale, che i monitoraggi effettuati durante e dopo l’installazione di alcune piattaforme nel mare marchigiano e romagnolo evidenziano una presenza di Idrocarburi Policiclici Aromatici e metalli nei sedimenti più prossimi alla piattaforma. Inoltre, per quanto riguarda gli effetti sugli esseri viventi, l’ENI a pag.25 delle integrazioni scrive testualmente, per quanto riguarda i mitili: “Le risposte dei biomarker evidenziano un’esposizione a metalli pesanti e a molecole organiche“.

Il progetto, tra l’altro, prevede lo scarico a mare delle acque che vengono estratte assieme al metano che notoriamente sono ricche di idrocarburi disciolti. L’ENI propone di scaricare con un limite di 40 mg/litro. E il cosiddetto “effetto cumulo” con le altre installazioni presenti e con quelle che ENI sta realizzando o si prepara ad installare nella stessa area?

Il Mare Adriatico è già in forte sofferenza dal punto di vista ambientale, come testimonia l’ultimo rapporto 2015 dell’Agenzia Europea per l’Ambiente “Stato dei mari europei”.

Ci chiediamo, in un contesto simile, come sia possibile continuare a far finta di niente e perseguire l’installazione di numerosi impianti che rilasceranno per decenni in mare acqua agli idrocarburi, a parte tutti gli altri impatti sopra richiamati.

La Campagna Trivelle Zero Marche e il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua chiedono al Presidente Ceriscioli di chiarire la sua posizione circa questi progetti, sia per gli impatti locali sia per la battaglia ai cambiamenti climatici che certo non può essere vinta aumentando l’estrazione di combustibili fossili!

Invitiamo tutti i cittadini a mobilitarsi con la campagna Trivelle Zero nelle Marche.

da Trivelle Zero nelle Marche.

 

Quest’articolo è stato letto 4 volte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *