Apecchio antico

APECCHIO ANTICO
Gaetano Dini, studioso storico.
(immagini di repertorio)

Da qualcuno ho sentito dire che il nome Apecchio deriva dal termine latino “Apex,is”, in italiano Apice, Altura, perchè il nucleo antico del paese era stato costruito su una collinetta.
Chiamare Apice la piccola collinetta di Apecchio è quantomeno una forzatura !
Altro significato che ho letto da qualche parte.
Apecchio da “Ager pecoris” inteso questo come campo di pascolo delle pecore.
Senz’altro vicino all’antico Apecchio umbro doveva snodarsi qualche “Tratturo” per portare le pecore d’estate “all’alpeggio” di Monte Nerone. Ma questo non basta.
Prima di tutto nella lingua latina classica pecora si diceva solo “Ovis, is”.
Si potrebbe argomentare che “Pecor,is” sia il nome latino della pecora utilizzato all’epoca del Basso Impero o durante i Secoli Bui, un latino questo già sfaldato linguisticamente e che presentava grosse infiltrazioni di rustico italiano. Ma che senso avrebbe avuto aspettare l’epoca tardo antica per dare il nome ad un paese umbro antico come quello di Apecchio che già attorno all ‘800 a.C. doveva esistere !
Cerchiamo invece di utilizzare per le cose i significati etimologici più immediati ed ovvi.
Il nome Apecchio semplicemente da “Picchio” in latino “Picus,i”, l’animale totemico protettore degli antichi Umbri. Il nome Picchio nell’antico umbro dell’epoca non doveva discostarsi di molto dal nome latino. Erano infatti tutte queste popolazioni (Umbri, Latini, Sabini, Sabelli, Sanniti…) di comune origine indeuropea e con una stessa base linguistica.
Il mito racconta che Pico era figlio di Saturno.
Di Pico non si conosceva il nome della madre.
Pico sposa Canente, figlia di Giano e della ninfa Venilia.
Il nome Canente deriva la propria radice dal verbo latino “Canere” che significa Cantare, verbo inteso qui come recitazione di carmi magici nel silenzio dei boschi.
La maga Circe, respinta da Pico, per vendetta lo trasforma in picchio quando Pico si trova dentro la foresta per una battuta di caccia. Pico trasformato in un uccello, vola via verso nord. Di fratta in fratta giunge presso il popolo umbro che riconosciutagli la sua aura magica, lo adotta come proprio animale protettore. Dopo la scomparsa di Pico, regna sul Lazio suo figlio Fauno.
Fauno è dotato come il padre di potere oracolare ed il suo spazio magico sono i terreni di confine, quelli non del tutto domestici ma neppure incolti, inaccessibili. Non le “terrae incognitae” dai pericoli imprevisti, improvvisi ma la campagna limitrofa, la foresta vicina con i propri odori silvestri di erbe, di muschi, di essenze nostrane, di fertilità segrete, zona di sottobosco umido ed ombroso, zona però ancora amica, ancora potenzialmente accessibile all’insediamento colonico mediante l’opera di dissodamento e coltivazione. A noi quindi piace pensare che la fondazione di Apecchio sia avvenuta ad opera di un gruppo di giovani umbri che in quell’epoca antica si erano allontanati dalla loro tribù madre compiendo un Ver Sacrum in cerca di una loro nuova realtà.
Attraverso boschi e lungo valli questi giovani giunsero nel bel sito dove oggi sorge Apecchio, lo scelsero come luogo per la loro nuova patria e diedero al proprio villaggio il nome dell’ animale totemico che li aveva protetti durante il viaggio, il Picchio appunto.

Rimini, prima mattina del 26.03.2015

 

 

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