Riflessioni su un grande profeta del nostro tempo!

Si fa giustamente un gran parlare del nuovo Papa Francesco che con semplicità ma decisa fermezza stà cambiando  la rotta della chiesa finalmente.
Però prima di lui in un grande profeta del nostro tempo affermava con convinzione le stesse cose.
La figura del compianto cardinale Carlo Maria Martini (Torino, 15 febbraio 1927 – Gallarate, 31 agosto 2012) vero precursore dei tempi, non sempre apprezzato anzi a volte ostacolato nel suo stesso ministero da diversi uomini in particolare  di “chiesa”.

Ora con l’avvento di Papa Francesco avrebbe certamente avuto un peso determinante nel nuovo corso intrapreso da Bergoglio.

Ripercorriamo alcuni suoi proverbiali scritti che sono di una  profondità e attualità disarmante:

 “Non puoi rendere Dio cattolico – ha detto – perché Dio è al di là dei limiti che noi stabiliamo. Il cuore di Dio è sempre ‘più vasto’ di tutte le definizioni che gli uomini gli possono applicare”.

E il riferimento fondamentale a Gesù di Nazaret: “non solo una persona straordinariamente umana che ha avvicinato gli uomini con domande profonde, ma la vicinanza di Dio stesso a ciascuno di noi e alla nostra vita”.

La Chiesa del cardinale Martini è quella del Vangelo e del Vaticano II, che si nutre alla Parola e all’Eucarestia, che non pretende di occupare la società, ma che è lievito, animata da forza profetica, da umiltà e mitezza, misericordia e perdono, memoria penitenziale; da sensibilità, verità, amore; sempre coinvolta, ma libera dal potere, con una connessione inscindibile con la coerenza e l’impegno morale.

C’è stato un tempo – ha detto – in cui aveva sognato una “Chiesa nella povertà e nell’umiltà, che non dipende dalle potenze di questo mondo. Una Chiesa che concede spazio alla gente, a chi pensa più in là. Una Chiesa che dà coraggio, specialmente a che si sente piccolo o peccatore. Una Chiesa giovane”.

Negli ultimi anni – ha commentato – ”Non ho più di questi sogni…ho deciso di pregare per la Chiesa”.

E nelle parole raccolte l’8 agosto scorso da padre George Sporschill e Federica Radice dice: ”La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura invece che coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio”. E ha indicato tre strade: la conversione; la Parola di Dio; i sacramenti come aiuto per il cammino delle persone, nelle debolezze della vita”.

E ancora: “Io consiglio al papa e ai vescovi di cercare 12 persone fuori dalle righe per i posti direzionali. Uomini che siano vicini ai più poveri e che siano circondati da giovani e che sperimentino cose nuove. Abbiamo bisogno del confronto con gli uomini che ardono, in modo che lo Spirito possa diffondersi dovunque”.

Dalla straordinaria profondità di Martini è venuta l’attenzione e il dialogo con le altre fedi religiose, la sollecitudine ad un vero ecumenismo; la partecipazione interlocutoria alla diversità delle condizioni esistenziali: dal riconoscimento del “valore di un’amicizia duratura e fedele tra due persone dello stesso sesso”; all’attenzione all’amore fra persone come dono, come grazia; “la domanda se i divorziati possono fare la Comunione dovrebbe essere capovolta, come può la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?”.

L’attenzione dialogante riguardo al fine vita, a una morte “naturale”, umana, senza l’invadenza della tecnologia: un terreno di confronto, in cui ascoltare e apprendere.

I temi fondamentali nell’agenda della vita e della Chiesa: non essere mai sorpresi dalle diversità; essere disposti a correre rischi; mettere al centro la vita dei poveri; e la Chiesa come popolo di Dio, con la richiesta di rivedere la condizione del prete e della donna, della responsabilità di tutti con compiti diversi.

Il motto scelto da Martini come vescovo è stato: “Pro veritate adversa diligere: per amore della verità, amare le circostanze sfavorevoli”. Così anche di fronte alla verità della morte: “Senza la morte non arriveremo mai a fare un atto di piena fiducia in Dio, senza escludere, anzi accogliendo quell’oscurità che fa paura, perché mentre le altre situazioni della vita possono avere altre uscite di sicurezza, la morte non ne ha e chiede di affidarsi totalmente a Lui”.

Poco tempo prima di tornare alla casa del Padre dichiarava:

La grande crisi economica attuale è una crisi globale di Umanità che non si risolverà con nessun tipo di capitalismo, perché non esiste un capitalismo umano: il capitalismo continua ad essere omicida, ecocida, suicida. Non c’è modo di servire simultaneamente il dio delle banche e il Dio della Vita, di coniugare la prepotenza e l’usura con la convivenza fraterna. La questione fondamentale è: si tratta di salvare il Sistema o si tratta di salvare l’Umanità?

Spero di non avervi annoiato amici!

Riccardo apecchio.net

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