IL CASO KAZAKISTAN E IL GRANDE AFFARE DEL GAS

Comitato No Tap

Agli Organi di Informazione
IL CASO KAZAKISTAN E IL GRANDE AFFARE DEL GAS
Povera Italia, ridotta a provincia del Kazakistan! Le autorità di
polizia italiane, con grande solerzia e senza rispettare la legge,
consegnano nelle mani del presidente-dittatore kazako Nazarbaev la
moglie e la figIia del dissidente Ablyazov.La credibilità del nostro Paese va sotto zero. Alti funzionari di polizia sono costretti a
dimettersi. La maggioranza delle larghe intese PD-PDL, pur di salvare
il governo, assolve il Ministro dell’ Interno Angelino Alfano. Il
tutto sarebbe avvenuto “a sua insaputa”.
Ma perché l’Italia sarebbe stata così disponibile nell’accogliere la
richiesta del governo Kazako? Secondo la stampa internazionale perché
il nostro Paese ha importanti affari con il Kazakistan, in particolare
nel campo del petrolio, del gas e della vendita di armi. Ha scritto il
Financial Times : “si sospetta che lo abbia fatto per gli interessi
commerciali in un paese ricco di risorse come il Kazakistan,
corteggiato da Silvio Berlusconi quando era presidente del consiglio e
da altri leader mondiali”. L’Italia, attraverso l’ENI, ha notevoli
investimenti in Kazakistan. Ma vi sono anche altre società che fanno
affari nel settore degli idrocarburi e nella costruzione e
manutenzione di oleodotti e gasdotti. L’Huffington Post ne ha
pubblicato l’elenco e tra queste imprese sono citate : Agip, Saipem,
Bonatti spa, Igs, Kcoi, Rossetti Kazakhstan, Kios Cjsc, Sicim spa,
Ersai Caspian Contractor e Jsc Jv Byelkamit. Nel campo del cemento e
delle costruzioni hanno un ruolo di primo piano la Italcementi e il
Gruppo Todini.
Ma è proprio nel settore del gas che Berlusconi e Putin avrebbero
interessi diretti. Secondo una inchiesta di Repubblica del 10 dicembre
2010, dal titolo “la spartizione del bottino”, “un membro del board di
Gazprom (il colosso energetico russo, ndr) e un suo assistente hanno
confermato a un interlocutore che Repubblica ritiene attendibile che,
in cambio dell’espansione in Europa occidentale di Gazprom, Putin
abbia aperto a Berlusconi la strada ai giacimenti pre – caspici in
Kazakistan, metano poi depurato nella vicina centrale russa di
Orenburg e lì immesso nei tubi verso l’occidente”; “Il Cavaliere –
continua Repubblica – avrebbe investito, in uno dei giacimenti
contigui al grande bacino di Karachagnakh oltre mezzo miliardo di
dollari, per un rendimento annuo che, alle attuali (e calanti)
valutazioni di mercato, potrebbe fruttargli tra i 100 e 300 milioni di
dollari l’anno di profitto”.
L’intreccio tra politica e affari nel settore dell’energia è sempre
stato molto stretto. La “guerra del gas”, per la spartizione di
un’enorme torta di profitti, è in pieno svolgimento.
Proprio dai grandi giacimenti dell’area del Caspio dovrebbero partire
tre nuovi gasdotti, il Poseidon, il TAP (Trans Adriatic Papiline) e
l’Interconnector LNG. L’approdo dei tre mega tubi è previsto sulla
costa pugliese . Arrivati in Italia, questi ingenti nuovi quantitativi
di gas (oltre 30 miliardi di metri cubi l’anno) verrebbero convogliati
nel grande gasdotto della Snam Brindisi – Minerbio, di 687 km. In
Basilicata, inoltre, è prevista la realizzazione di un grande deposito
sotterraneo di gas della società russa Geogastok. Il “nostro” gasdotto
Sulmona-Foligno di 167 km, con centrale di compressione a Sulmona, è
un pezzo del Brindisi Minerbio e, unitamente al potenziamento dei
pozzi di stoccaggio di San Salvo – Cupello, è funzionale al disegno
delle multinazionali di trasformare il nostro Paese in “hub” del gas.
Poiché l’Italia non ha bisogno di più gas , essendo le infrastrutture
esistenti già sovrabbondanti , il gas aggiuntivo sarà rivenduto ad
altri paesi europei. Altro che pubblica utilità del metanodotto
Brindisi – Minerbio! Eni, Snam e le altre multinazionali intendono
utilizzare il nostro territorio unicamente come una pedina al loro
servizio. Per i loro affari siamo semplicemente terra di occupazione,
ovvero una “servitù”. Noi, che sappiamo bene come il settore degli
idrocarburi, nel mondo, è tra quelli che presentano i più alti indici
di profitto ma anche di illegalità e di corruzione, non intendiamo
essere “servi” di nessuno, ma, al contrario, essere cittadini liberi
che rivendicano il sacrosanto diritto di decidere del futuro del
proprio territorio. Per questo siamo fermamente intenzionati a
combattere fino in fondo una battaglia che è insieme per la difesa
della vita e della democrazia.
Sulmona, 25/07/2013 Comitati cittadini per l’ambiente

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One thought on “IL CASO KAZAKISTAN E IL GRANDE AFFARE DEL GAS

  1. non ci sono commenti perche’ tutto e’ vuoto , tutto e’ niente , come questi signori per il NO a tutto , bravi facciamo entrare solo quelli che danno lavoro a carabinieri e polizia . Ciao , che il signore vi benedica vagabondi …………..

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